Il Gruppo di ricerca sul Restauro Archeologico

 

Negli anni accademici 2000-2002 Gruppi di Ricerca delle Università di Firenze, Napoli e Torino hanno dato vita ad un progetto di ricerca che, per alcuni aspetti, è la maturazione di un precedente progetto attivato negli anni accademici 1984-1987 quando Unità Operative presso le Università di Bologna (Archeologia), Firenze1 (Architettura-Storia dell’Architettura e restauro delle strutture architettoniche), Firenze2 (Magistero-Storia), Napoli (Architettura-Conservazione) e Urbino (Scienze naturali-Mineralogia) hanno attivato un Programma di ricerca su contributi alla definizione del “restauro archeologico”, studi e ricerche preliminari. Applicazioni in aree campione inserito nei. Progetti nazionali e di rilevante interesse per lo sviluppo della scienza approvati e finanziati dal Ministero per l’Università e la Ricerca Scientifica.

 

I progetti sviluppati sono: 1982-83 Contributi  alla  definizione  del  Restauro Archeologico. Applicazione  nelle  aree  archeolo­giche  di Chiusi (Si) e di Larino (Cb); 1985-86 Architettura  dei  ponti  romani:  ponte Fonnaia e ponte di S.Giovanni de' Butris; 1986-87 Materiali  sostituiti  nel  restauro: il  legno. Verifiche nel tempo; 1987-86 Architettura dei ponti romani; 1984-86 Contributi  alla  definizione del  Restauro archeologico. Casi campione; 1987-88 Insediamenti crociati in Transgiordania. Strutture e manufatti architettonici  crociati;  1988-89 La chiesa  di  S.Reparata  a Firenze; 1991-92 Piazza Duomo a Firenze, Atlante delle murature della Diocesi di Madaba in Giordania; 1992-93 I grandi ruderi urbani; 1993-94 Tecniche costruttive e indagini sullo stato di conservazione del patrimonio architettonico antico in Giordania, Restauri italiani effettuati tra le due guerre; 1994-95 ad oggi  Tecniche costruttive e indagini sullo stato di conservazione del patrimonio antico in Gior­dania: la fortezza erodiana di Macheronte; 1994-96 Materiali da costruzione e tecniche edili in Giordania e Siria. Indagini nell'ottica della conser­vazione, L'architettura fuori terra del periodo nabateo/romano/omayyade in Giordania e Siria con par­ticolare ri­guardo per Petra, Humaima e i castelli del deserto; 1995-96 I ruderi urbani. Indagini per la conservazione e valorizzazione degli edifici ridotti allo stato di ru­dere in am­biente urbano; 1996-98 L'architettura tradizionale palestinese; 1997 La mise en valeur, la protection et l'ouverture au public du Donjon, du Vieux Palais et de leurs abords. Châteaux de Caen (Normandie); 1998 Etude visant à affiner la connaissance archéologique et l'histoire médievale du château de Caen et visant à mettre en valeur certains elements du site; 1999-2001 L’architettura militare normanna del Molise, Projet Raphael (Italia, Francia e Inghilterra) su Les Normand peuple d’Europe, Xe-XIIe s. Projet de coopération européenne pour un serveur d’information multimedia; 2000-2002 Progetto Il restauro archeologico. Conservazione e valorizzazione di aree archeologiche e manufatti architettonici allo stato di rudere.

 

La ricerca è stata condotta dalle tre Unità di ricerca locali presso il Dipartimento di Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici dell’Università di Firenze – già Dipartimento di Storia dell’architettura e restauro delle strutture architettoniche (coordinatore Luigi Marino), Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali dell’Università di Napoli Federico II (coordinatore Rosario Paone) e il Dipartimento di Scienze e tecniche per i processi di insediamento del Politecnico di Torino (coordinatore Bruno Astori).

 

Gli obiettivi specifici della ricerca avviata dall’Unità Locale presso l’Università di Firenze sono stati:

·        individuazione ed analisi delle classi di degrado dei manufatti/siti con particolare riguardo al degrado dei materiali e dissesto delle strutture, alle forme patologiche e loro sviluppo nel tempo e definizione di un “atlante diagnostico”;

·        sperimentazione di nuovi criteri per l’accertamento e il rilievo; esame “a campione” di alcuni casi in relazione sia alle patologie sia alle soluzioni adottate;

·        analisi delle condizioni e dei condizionamenti per interventi che si possono considerare “ordinari” e quelli che invece hanno bisogno di interventi “di emergenza”;

·        definizione dei caratteri di procedure di “manutenzione ordinaria” e ripetuta nel tempo e valutazione dei criteri di controllo nel tempo e collaudo;

·        sperimentazione di alcune soluzioni di intervento in aree/monumenti messi a disposizione delle Soprintendenze e altri Enti che partecipano al progetto dall’inizio e quelli che si sono aggiunti in seguito; stesura di un modello di capitolato e relative schede tecniche di intervento; definizione dei criteri per le analisi dei prezzi delle singole categorie di intervento.

 

L’attività svolta dall’Unità Locale si è sviluppata intorno ad alcuni punti principali:

·        analisi della letteratura esistente allo scopo di definire le linee metodologiche principali entro cui il  restauro archeologico si muove

·        analisi di un vasto campionario di interventi eseguiti dagli anni ’20 del secolo scorso fino agli anni ’70 allo scopo di definire un possibile abaco di soluzioni di riferimento, collaudati a distanza di tempo. Stesura di un catalogo tematico sugli aspetti tecnici degli interventi censiti con la individuazione di possibili classi riconoscibili

·        adozione di criteri di analisi e sperimentazione di soluzioni alternative nell’accertamento dello stato di fatto e di elaborazione diagnostica. Individuazione ed analisi delle classi di degrado dei manufatti/siti con particolare riguardo al degrado dei materiali e dissesto delle strutture, alle forme patologiche e loro sviluppo nel tempo e definizione di un “atlante diagnostico”;

·        indagini sui materiali da costruzione e sulle soluzioni tecnologiche edili tradizionali (sia quelle abitudinarie applicate su vasta scala sia quelle sia si presentano in forme ed estensioni inusuali), studio e sperimentazione di catene operatorie relative alle tecniche costruttive tradizionali;

·        studio dell’organizzazione logistica e predisposizione di attrezzature prima delle campagne di scavo, conservazione dei manufatti in corso di scavo;

·        sperimentazione di procedure per la protezione delle creste dei muri e per le integrazioni delle lacune attraverso l’adozione di soluzioni già collaudate e soluzioni alternative, basate su criteri bioclimatici;

·        sperimentazione di criteri di intervento di emergenza che si rendono necessari quando si esigono operatori capaci di intervenire in tempi ristretti e con efficacia anche nelle condizioni più difficili; quando vengono a mancare i mezzi tecnici, il tempo e le risorse economiche necessarie. In analogia con lo scavo archeologico di emergenza, talvolta, si è obbligati ad eseguire analisi diagnostiche tempestive e predisporre i più opportuni interventi per assicurare la sopravvivenza dei materiali edili e del loro ambiente sfruttando al meglio le condizioni di rinvenimento e salvaguardandone anche il potenziale documentario futuro;

·        controllo nel tempo di soluzioni di intervento e di prodotti per il restauro. Le indagini, avviate da qualche anno sono mirate al collaudo a distanza di tempo in dodici aree archeologiche e cantieri allo scopo di verificare l’affidabilità di soluzioni e prodotti attraverso l’attivazione di dodici “osservatori”. Registrazioni ripetute nel tempo consentono specifiche elaborazioni tematiche che riguardano le forme patologiche e le velocità con cui queste si sviluppano e la “resistenza” che gli stessi manufatti o le stesse aree sono in grado di opporre grazie agli interventi protettivi e/o conservativi eseguiti. Le osservazioni delle aree e i manufatti “restaurati” e di quelli lasciati senza alcuna protezione consentono interessanti confronti la cui elaborazione comincerà entro breve tempo. Un ambito particolare di ricerca riguarda le soluzioni adottate per il “rinterro” di aree di scavo.
 

Per la realizzazione del lavoro sono state avviate, come previsto dal progetto, alcune collaborazioni specialistiche mirate, attraverso assegni di ricerca e contratti; attività didattiche a carattere specialistico riservate agli studenti di questa Facoltà ma anche a laureati in Architettura e Archeologia.

 

Gli assegni di ricerca riguardano: Il restauro archeologico, verifica dei principi metodologici e dei criteri operativi (dr. Cinzia Nenci), Tecniche geofisiche applicate alle aree archeologiche e ai monumenti allo stato di rudere. Sperimentazioni mirate al potenziamento delle indagini diagnostiche sullo stato di conservazione in condizioni di emergenza e alla loro integrazione costruttiva con le tecniche tradizionali (arch. Annalisa Morelli). I contratti di ricerca riguardano: L’utilizzo del verde nel restauro archeologico (arch. Rita Gaudio), Interventi di restauro in area vicinorientale (dr. Chiara Dezzi Bardeschi), Interventi di restauro archeologico italiani dal dopoguerra ad oggi (arch. Donatello D’Angelo).

A questi vanno aggiunti altri assegni di ricerca che, sostenuti da altre fonti di finanziamento, riguardano temi congruenti con quelli della Ricerca: Definizione di un modello di capitolato per interventi di Restauro Archeologico (arch. Roberto Sabelli, finanziamento: Centro d’Ateneo per i Beni Culturali) e Indagini sulle tracce labili. L’architettura della transumanza, problemi di conservazione (arch. Simona Carnevale, finanziamento Regione Molise).

 

   I risultati delle ricerche sono stati pubblicati nei Quaderni della collana sul Restauro Archeologico presso l’Editore Alinea di Firenze o presentati ad alcuni Convegni (Napoli 2001, Palermo 2001, Bressanone 2002, Vicenza 2002, Clermont-Ferrand 2001, Praga 2001, Parigi 2001, Tessalonica 2002).. Sono state avviate specifiche attività didattiche mirate all’addestramento di personale anche all’esterno della facoltà di Architettura attraverso cantieri-scuola campagne di ricognizione e rilievo.

 

L.Marino (ed.), Materiali da costruzione e tecniche edili antiche. Indagini e rilievi nell’ottica della conservazione, Firenze 1991; L.Marino (ed.), Siti e monumenti della Giordania. Rapporto sullo stato di conservazione, Firenze 1994; L.Marino e C.Nenci (edd.), L’area archeologica di Fiesole. Rilievi e ricerche per la conservazione, Firenze 1995; L.Marino e C.Pietramellara (edd.), Tecniche edili tradizionali. Contributi per la conoscenza e conservazione del patrimonio archeologico, Firenze 1999; C.Nenci (ed.), Restauro archeologico. Didattica e ricerca. 1997-1999, Firenze 2001 (il volume contiene anche rapporti sulle attività di ricerca svolte dall’Unità Locale nel Vicino Oriente); L.Marino (ed.), Restauro dei manufatti architettonici allo stato di rudere. Corso di perfezionamento, 2001-2002, Firenze 2002; L.Marino (ed.), Dizionario di restauro archeologico, Firenze 2003, S.Carnevale (ed.), La conservazione del paesaggio, Firenze 2003.

Gli altri quaderni in corso di stampa sono: D.D’Angelo e C.Nenci (edd.), Storia del restauro archeologico italiano; S.Franceschi e L.Germani (edd.), Le opere fortificate normanne. Un problema di conservazione; R.Paone (ed.), L’archeologia delle miniere; F.Malesani (ed.), Il restauro di emergenza; A.Morelli, Le tecniche geofisiche.

Un rendiconto delle attività didattiche svolte durante il Corso di Restauro Archeologico, e collegate alle attività di ricerca, è contenuto in Presentazione del Corso di Restauro Archeologico (a.a. 2000-01) e del Gruppo di Ricerca sul Restauro Archeologico, Firenze 2001.

Valle d’Aosta (2001-2002); Perugia (2002); Fiesole (2001); Milano (2002) Caen in Francia (2000); uadi Ramm e uadi Eddise in Giordania (2001); Macheronte e Qasr Rabba in Giordania (2002); uadi Faiyum in Egitto (2002), Bayamo a Cuba (2002-2003). Queste attività sono state svolte in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Toscana, la Soprintendenza archeologica della Liguria, Soprintendenza della Valle d’Aosta e Soprintendenza della Basilicata, Comune di Fiesole, Regione Molise), il Musée de Normandie, Caen; il Dép. de l’amenagement, Patrimoine e sites di Ginevra, il Dept. of Antiquities di Giordania, lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, il PNUD/Programa Desarollo Humano Local dell’Onu e Direzione del Patrimonio per la Provincia di Granma a Cuba. 

Altre attività didattiche e di ricerca sono state svolte in collaborazione con il Liceo artistico statale “Jacovitti” di Termoli (Comunicazione e didattica nel cantiere di scavo e Restauro Archeologico), il  Centro Provinciale di Istruzione Professionale Edile di Padova (entrambi a cura di V.Bertini e F.Caciolli). Si veda: L.Marino, Didattica e cantiere simulato per l’addestramento ad interventi di restauro, in “Notiziario dell’Università di Firenze”, 2, 2002, pp. 24-27.